I diritti di impianto sono una garanzia della viticoltura di qualita' legata al territorio

Il sistema ha accompagnato l’espansione delle vendite, con una crescita regolare del vigneto che ha contribuito a mantenere l’equilibrio tra offerta e domanda.
Ha permesso l’insediamento dei giovani dando loro la  possibilità di beneficiare di criteri di priorità nella ripartizione, senza contropartita finanziaria. Eliminarlo comporterebbe conseguenze economiche e sociali gravissime per il nostro Paese: eccedenze di produzione, delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro, anche da parte di operatori esterni al settore agricolo, competizione basata su prezzi al ribasso. Con il rischio di un progressivo abbandono del nostro modello tradizionale di viticoltura, che valorizza il territorio, l’ambiente, la tipicità.
Il vino è il fiore all’occhiello del commercio agroalimentare italiano (4,4 miliardi di euro) con un fatturato di 10,7 miliardi di euro e 1,2 milioni di addetti,e riveste un ruolo strategico dal punto di vista economico e occupazionale in molte aree del Paese. Le imprese vitivinicole, tra l’altro, sono fra le meno dipendenti dai pagamenti della Pac e i viticoltori riescono a remunerare la loro attività principalmente con i ricavi del mercato. E’ fondamentale avere uno strumento omogeneo di gestione europeo che disciplini gli impianti per tutti i tipi di vino, DOP e IGP e per quelli senza indicazione geografica. Perché le criticità della liberalizzazione sono ancora più marcate per i vini senza indicazione, in particolare quelli varietali, ai quali non è possibile applicare strumenti aggiuntivi di regolamentazione.

Diritti di reimpianto vigneto, come nascono e che cosa sono:

La riforma Fischler del 2003, entrata in vigore in vigore tra il 2005 ed il2008, ha modificato la Pac di tutti settori agricoli, attraverso la riforma di tutte le Ocm, fino alla creazione di una unica Ocm. Il settore vitivinicolo è stato l’ultimo ad essere riformato, nel dicembre 2007, con l’approvazione la riforma dell’Ocm del mercato vitivinicolo (Reg. Ce 479/2008), giunta in porto dopo un lungo e complicatissimo negoziato. Le norme dell’Ocm del vino sono molto articolate e complesse, in quanto regolamentano in modo dettagliato tanti aspetti del settore: il potenziale viticolo, le misure di mercato, le pratiche enologiche, l’etichettatura, la promozione, il sostegno alla viticoltura con finalità paesaggistiche (tab. 1). La riforma dell’Ocm vino è entrata ufficialmente in vigore il 1° agosto 2008, ma molte misure sono state implementate solo dal 2009. Dopo questa importante riforma, ci si domandava quale sarebbe stato il futuro della Pac 2014-2020 per il settore vitivinicolo, visto che le nuove norme erano entrate in vigore tra il 2008 ed il 2009, quindi da pochissimi anni. La proposta di riforma della Pac 2014-2020, pubblicata dalla Commissione europea il 12 ottobre 2011, conferma integralmente l’impianto dell’attuale riforma del mercato vitivinicolo, in tutti i suoi aspetti: dotazioni nazionali di sostegno, potenziale viticolo, con l’abolizione dei diritti di impianto al 31.12.2015, abolizione delle distillazioni, norme sull’etichettatura e sulle pratiche enologiche.

LE DOTAZIONI NAZIONALI DI SOSTEGNO

La vera novità dell’attuale Ocm vino è stata l’introduzione delle dotazioni nazionali di sostegno.

La definizione delle misure e il loro finanziamento sono a carico dell’Unione europea, mentre viene lasciata agli Stati membri la facoltà di scegliere misure idonee per sovvenire alle necessità nazionali, tenendo conto delle peculiarità della propria agricoltura. Anche l’attuazione di tali programmi è delegata agli Stati membri.

L’Italia ha redatto un Programma di sostegno nazionale (Psn) e ha allocato i finanziamenti tra le varie misure: promozione nei paesi terzi, ristrutturazione e/o riconversione dei vigneti, investimenti destinati all’ammodernamento della catena di produzione e all’innovazione, sostegno alla vendemmia verde, assicurazione del raccolto, distillazioni, arricchimento con mosti (tab. 2).

Le dotazioni nazionali di sostegno vengono integralmente riproposte per il periodo 2014-2020. Infatti, la proposta di regolamento recita che nel settore vitivinicolo è importante istituire misure di sostegno capaci di rafforzare strutture competitive; si ribadisce che queste misure di sostegno sono delegate agli Stati membri, che possono attuarle tramite uno specifico programma di sostegno (Psn), finanziato tramite apposite dotazioni nazionali.

Le dotazioni nazionali consentiranno agli Stati membri di scegliere ed adattare le misure alla loro situazione particolare.

Lo stanziamento per i programmi nazionali di sostegno sono confermati, per tutti gli Stati membri, allo stesso livello del 2013. Per l’Italia, si tratta di uno stanziamento annuo di 336,997 milioni di euro.

LE MISURE

Una misura essenziale ammissibile ai programmi di sostegno nazionali sarà costituita dalla promozione e dalla commercializzazione dei vini dell’Unione nei paesi terzi.

Le attività di ristrutturazione e di riconversione dovrebbero essere proseguite dati i loro effetti strutturali positivi sul settore vitivinicolo. Dovrebbe inoltre essere previsto un sostegno a favore degli investimenti nel settore vitivinicolo intesi a migliorare i risultati economici delle imprese in quanto tali.

Il sostegno a favore della distillazione dei sottoprodotti dovrebbe costituire una misura a disposizione degli Stati membri che desiderino avvalersi di tale strumento per garantire la qualità del vino, preservando nel contempo l’ambiente.

Sono ammessi agli aiuti nell’ambito dei programmi di sostegno nel settore vitivinicolo strumenti preventivi come l’assicurazione del raccolto, i fondi di mutualizzazione e la vendemmia verde, allo scopo di incoraggiare un approccio responsabile per affrontare le situazioni di crisi.

L’ABOLIZIONE DEI DIRITTI DI IMPIANTO AL 2028

Dal primo gennaio 2016 i viticoltori che vorranno impiantare nuovi vigneti non dovranno più acquistare i “diritti” da un altro produttore che espianta, ma dovranno richiedere l’autorizzazione gratuita, sulla base della disponibilità dei singoli Stati. Questa la novità più rilevante, per i viticoltori, nell’ambito della riforma della Politica Agricola Comune, recentemente approvata a Bruxelles. E’ stato definito, infatti, un nuovo sistema di gestione del potenziale produttivo che, a partire dal 1° gennaio 2016 e fino al 2030, metterà fine al sistema dei diritti di impianto dei vigneti con l’obbiettivo di assicurare una maggiore flessibilità alle imprese, ma senza i rischi della temuta liberalizzazione.

Da tale data, gli Stati membri concederanno autorizzazioni gratuite(?!?!?), fino all’uno per cento annuo della superficie vitata nazionale (clausola di salvaguardia), ma avranno la facoltà di ridurre questa percentuale e limitarne il rilascio in zone specifiche (vini di qualità), tenendo conto delle raccomandazioni dei Consorzi  di Tutela e/o Organizzazione di Produttori. Sia la  riduzione che le limitazioni non potranno azzerare le autorizzazioni concedibili e dovranno essere giustificate (es. rischio di offerta eccedentaria o svalutazione dei prodotti a Dop o Igp), al fine di contribuire ad un aumento ordinato degli impianti vitati. Gli Stati membri fisseranno criteri di ammissibilità obbiettivi e non discriminatori (esempio disponibilità di superficie, capacità e competenze professionali, rischio appropriazione della notorietà delle denominazioni, uno o più dei criteri di priorità).

Se come previsto le richieste saranno superiori alla percentuale fissata, le autorizzazioni saranno concesse in proporzione e/o in base a criteri di priorità (giovani produttori, requisiti ambientali, ricomposizione fondiaria, sostenibilità economica, incremento della competitività aziendale e di territorio, incremento della qualità dei prodotti  a Dop-Igp, aumento della dimensione di aziende piccole e medie). 

RISTRUTTURAZIONE DEI VIGNETI

Le misure relative alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti hanno lo scopo di aumentare la competitività dei produttori di vino.

Il sostegno alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti può riguardare soltanto una o più delle seguenti attività:

a) la riconversione varietale, anche mediante sovrainnesto;

b) la diversa collocazione/reimpianto di vigneti;

c) il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti.

Il sostegno non si applica al rinnovo normale dei vigneti giunti al termine del loro ciclo di vita naturale.

Il sostegno alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti può assumere soltanto le forme seguenti:

a) compensazione dei produttori per le perdite di reddito conseguenti all’esecuzione della misura;

b) contributo ai costi di ristrutturazione e di riconversione.

Il contributo dell’Ue ai costi effettivi della ristrutturazione e della riconversione dei vigneti non supera il 50%. Nelle regioni meno sviluppate il contributo dell’Unione ai costi di ristrutturazione e di riconversione non supera il 75%.