Le autorizzazioni al reimpianto vigneti sono una garanzia della viticoltura di qualita' legata al territorio

Ora con le autorizzazioni, prima con i diritti al reimpianto il sistema ha accompagnato l’espansione delle vendite, con una crescita regolare del vigneto che ha contribuito a mantenere l’equilibrio tra offerta e domanda.
Ha permesso l’insediamento dei giovani dando loro la  possibilità di beneficiare di criteri di priorità nella ripartizione, senza contropartita finanziaria. Eliminarlo comporterebbe conseguenze economiche e sociali gravissime per il nostro Paese: eccedenze di produzione, delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro, anche da parte di operatori esterni al settore agricolo, competizione basata su prezzi al ribasso. Con il rischio di un progressivo abbandono del nostro modello tradizionale di viticoltura, che valorizza il territorio, l’ambiente, la tipicità.
Il vino è il fiore all’occhiello del commercio agroalimentare italiano (4,4 miliardi di euro) con un fatturato di 10,7 miliardi di euro e 1,2 milioni di addetti,e riveste un ruolo strategico dal punto di vista economico e occupazionale in molte aree del Paese. Le imprese vitivinicole, tra l’altro, sono fra le meno dipendenti dai pagamenti della Pac e i viticoltori riescono a remunerare la loro attività principalmente con i ricavi del mercato. E’ fondamentale avere uno strumento omogeneo di gestione europeo che disciplini gli impianti per tutti i tipi di vino, DOP e IGP e per quelli senza indicazione geografica. Perché le criticità della liberalizzazione sono ancora più marcate per i vini senza indicazione, in particolare quelli varietali, ai quali non è possibile applicare strumenti aggiuntivi di regolamentazione.

LE MISURE

Una misura essenziale ammissibile ai programmi di sostegno nazionali sarà costituita dalla promozione e dalla commercializzazione dei vini dell’Unione nei paesi terzi.

Il sostegno a favore della distillazione dei sottoprodotti dovrebbe costituire una misura a disposizione degli Stati membri che desiderino avvalersi di tale strumento per garantire la qualità del vino, preservando nel contempo l’ambiente.

Sono ammessi agli aiuti nell’ambito dei programmi di sostegno nel settore vitivinicolo strumenti preventivi come l’assicurazione del raccolto, i fondi di mutualizzazione e la vendemmia verde, allo scopo di incoraggiare un approccio responsabile per affrontare le situazioni di crisi.

RISTRUTTURAZIONE DEI VIGNETI

Le attività di ristrutturazione e di riconversione dovranno continuare agendo con i loro effetti strutturali positivi sul settore vitivinicolo.  Sarà previsto un sostegno a favore degli investimenti nel settore vitivinicolo intesi a migliorare i risultati economici delle imprese in quanto tali.

Il sostegno alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti può riguardare soltanto una o più delle seguenti attività:

1) la riconversione varietale, anche mediante sovrainnesto;

2) la diversa collocazione/reimpianto di vigneti;

3) il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti.

4) compensazione dei produttori per le perdite di reddito conseguenti all’esecuzione della misura;

5) contributo ai costi di ristrutturazione e di riconversione.

L’ABOLIZIONE DELLE AUTORIZZAZIONI AL REIMPIANTO VIGNETI AL 2028

Dal primo gennaio 2016 i viticoltori che vorranno impiantare nuovi vigneti non dovranno più acquistare i “diritti” da un altro produttore che espianta, ma dovranno richiedere l’autorizzazione gratuita, sulla base della disponibilità dei singoli Stati. Questa la novità più rilevante, per i viticoltori, nell’ambito della riforma della Politica Agricola Comune, recentemente approvata a Bruxelles. E’ stato definito, infatti, un nuovo sistema di gestione del potenziale produttivo che, a partire dal 1° gennaio 2016 e fino al 2030, metterà fine al sistema delle autorizzazioni al reimpianto vigneti con l’obiettivo di assicurare una maggiore flessibilità alle imprese, ma senza i rischi della temuta liberalizzazione. Sicuramente entro al 2028 ci saranno aggiornamenti della PAC al riguardo .

Dal gennaio 2016 gli Stati membri concederanno autorizzazioni gratuite(?!?!?), fino all’uno per cento annuo della superficie vitata nazionale (clausola di salvaguardia), ma avranno la facoltà di ridurre questa percentuale e limitarne il rilascio in zone specifiche (vini di qualità), tenendo conto delle raccomandazioni dei Consorzi  di Tutela e/o Organizzazione di Produttori. Sia la  riduzione che le limitazioni non potranno azzerare le autorizzazioni concedibili e dovranno essere giustificate (es. rischio di offerta eccedentaria o svalutazione dei prodotti a Dop o Igp), al fine di contribuire ad un aumento ordinato degli impianti vitati. Gli Stati membri fisseranno criteri di ammissibilità obbiettivi e non discriminatori (esempio disponibilità di superficie, capacità e competenze professionali, rischio appropriazione della notorietà delle denominazioni, uno o più dei criteri di priorità).

Se come previsto le richieste saranno superiori alla percentuale fissata, le autorizzazioni saranno concesse in proporzione e/o in base a criteri di priorità (giovani produttori, requisiti ambientali, ricomposizione fondiaria, sostenibilità economica, incremento della competitività aziendale e di territorio, incremento della qualità dei prodotti  a Dop-Igp, aumento della dimensione di aziende piccole e medie).